Nel corso della manifestazione
organizzata lo scorso 11 gennaio 2014, dal Partito Socialista Democratico
Italiano in occasione del sessantasettesimo anniversario della “scissione” di
Palazzo Barberini , subito dopo il relatore ufficiale, il giornalista e
scrittore Giorgio Giannelli, ha preso la parola, vivamente applaudito, il
Segretario Confederale della UIL Carmelo Barbagallo, responsabile nazionale del
settore organizzazione del Sindacato di via Lucullo.
Barbagallo era accompagnato era
accompagnato da una qualificata delegazione composta da Fortunato Parisi della UIL Medici, Nino
Marino della UILA-UIL e Angelo Mattone della UILTrasporti.
«Ogni scissione presuppone l’inclusione. Lo strappo serve a correggere
la linea strategica di un movimento, di un partito, senza del quale la deriva
ultima investirà le linee guida e decimerà consenso. È questa l’intuizione che
l’11 gennaio del 1947 guidò un manipolo di compagni, coraggiosi e lungimiranti,
a fondare il Partito Socialista dei Lavoratori, indirizzando verso un nuovo
corso la vita politica italiana». Carmelo
Barbagallo ha iniziato, così, il suo
intervento all’assise PSDI.
Il segretario confederale della
UIL ha voluto affermare con forza la necessità di coniugare idee e prassi sia
nel mondo del lavoro italiano, in particolare nell’unico sindacato laico, la UIL , che nell’ambito politico,
in quell’area di ispirazione socialista che tanto ha prodotto sul piano
dell’emancipazione sociale e civile in Italia e in Europa.
«Abbiamo bisogno di sindacalisti che lottino per riconquistare posizioni
al movimento dei lavoratori e dei cittadini - ha detto Barbagallo - che diano dignità al lavoro e ai lavoratori,
che riescano nell’impresa di promuovere i giovani e le donne a protagonisti di
un’Italia rinnovata e rigenerata, e c’è altrettanto bisogno di socialisti che
abbiano la voglia e la passione di fare i socialisti e sappiano farlo».
Il Segretario Confederale,
responsabile dell’organizzazione in UIL ha affrontato, dunque, con decisione il nodo irrisolto dei costi
della politica e dell’evasione fiscale, proponendo una diversa visione dello Stato,
interpretata come servizio ai cittadini anziché come arricchimento delle varie
caste e sprechi, legati all’inefficienza della macchina statuale.
Barbagallo ha sottolineato il
contributo decisivo che i giovani e le donne hanno dato per fare uscire l’Italia dalla crisi e ha indicato
il metodo che deve sovrintendere alla selezione dei gruppi dirigenti
nell’Italia di oggi e di domani: il merito.
«Tornare a studiare seriamente, valorizzando la scuola e l’università,
reintrodurre i concorsi». Dell’indulto, dell’affollamento delle carceri, della
riforma della giustizia, in presenza di Marco Pannella, attentissimo
ascoltatore, ha detto che l’utilizzazione delle caserme dismesse potrebbe essere
una importante occasione per trasformarli in penitenziari, consegnando, così,
una dimensione vivibile ai carcerati e al corpo della polizia penitenziaria,
ridando scopo e dignità ai prigionieri e alle guardie, aiutando i primi nel
processo di riabilitazione e i secondi nel loro lavoro di sorveglianza».
Barbagallo nella sua disamina ha
poi sostenuto che si pone stringente l’esigenza di dotare l’Italia di un
sistema fiscale equo, in grado di eliminare profonde incongruenze, per cui si
registra, ormai da anni, un primato nefasto: il costo del lavoro tra i più alti
d’Europa, pagato dagli imprenditori sempre meno motivati ad investire, e i
salari più bassi, che impediscono la ripresa dei consumi e mortificano la
professionalità e la dignità dei lavoratori.
Infine, rivolgendosi ai vertici
del Partito Socialista Democratico, al Segretario nazionale, Renato d’Andria,
il dirigente sindacale ha affermato che
un partito socialista moderno ha bisogno di tanta e sana aggregazione, di tanta
e sana politica, e deve essere in grado di coniugare in termini nuovi le parole
d’ordine di Saragat “case, scuole,
ospedali” nel quadro della propria azione sociale che non può non vedere al
primo posto la difesa dei lavoratori.
«La frammentazione, il frazionismo, insomma insistere sulle
individualità a scapito delle comunità è un errore grave. Per vincere le
pervadenti omologazioni dell’economia globale sarà necessario un fronte ampio
di lotta e di elaborazione, che si deve formare a partire dal comune sentire,
da forze politiche e sociali che hanno ideali e azioni indirizzate al progresso
della società e dell’uomo».
Barbagallo ha messo in evidenza
la forza della laicità nell’esperienza italiana e europea, chiamando a
testimone d’eccezione Marco Pannella, il quale, a sua volta, ha indicato - nel
suo intervento del quale riferiremo in seguito - nella “Rosa nel pugno” e
nell’Internazionale Socialista due "fondamenti" da cui ripartire per ridare
ampiezza e profondità alle esperienze d’ispirazione laica, di sinistra democratica e socialista.
Ancora, Barbagallo ha indicato
nell’elezione di Papa Francesco un rinnovato spirito di proselitismo della
Chiesa cattolica, di adeguamento alle istanze della post-modernità, cui
dovrebbe seguire un’analoga iniziativa degli uomini e delle donne libere, che
credono nella laicità della loro individualità e in quella dello stato.
«A questo riguardo gli stessi
Patti Lateranensi andrebbero rivisti», ha affermato il leader della UIL tra gli
applausi di una sala attenta e piena oltremisura.

