venerdì 16 ottobre 2015

GIUSEPPE SARAGAT: IL MARXISMO DAL VOLTO UMANO



“L'humanisme marxiste”, pubblicato a Marsiglia nel 1936, in lingua francese, è un lungo saggio di filosofia politica nel quale Giuseppe Saragat, esule già da dieci anni, trascorsi prima in Austria e poi in Francia, raccoglie in un'opera organica le sue riflessioni sul marxismo.
Saragat aveva letto tutte le opere di Marx ed Engels e della critica marxista, in lingua originale, com'era sua abitudine con qualsiasi testo.
Già nell'estate del 1929 aveva pubblicato, sempre a Marsiglia in un'edizione destinata agli esiliati antifascisti, il saggio “Democrazia e marxismo” (su questo testo si sviluppò, in quello stesso anno, una fitta polemica epistolare con Carlo Rosselli, sempre improntata a grande amicizia e rispetto reciproco). Successivamente aveva affidato la sua originale lettura della dottrina marxista a numerosi articoli pubblicati sui vari giornali socialisti curati dagli esuli antifascisti, soprattutto a Parigi.
“L'humanisme marxiste” è un'esposizione sistematica della posizione saragattina sul pensiero filosofico e politico di Carlo Marx, cui egli attribuisce, come caratteristica di fondo, il significato umano dell'anelito di libertà insito nella natura umana. Anelito cui risponde la lotta proletaria.
Oltre che una lettura in chiave filosofica dell'attualità del pensiero di Marx, il testo propone una critica tanto profonda quanto spietata delle interpretazioni date al marxismo dai comunisti così come dalle componenti socialiste (di allora) dei riformisti come dei massimalisti.
E' uno scritto nel quale traspare in modo assai evidente la formazione austro-marxista maturata da Saragat durante l'esilio viennese. Quando fu pubblicato “L'humanisme marxiste” suscitò curiosità e vivo interesse in tutti i principali esponenti dei partiti socialisti di quell'epoca, caratterizzata dalla guerra civile spagnola che seguiva l'affermazione del fascismo in Italia e del nazismo in Germania e già faceva presagire l'esplosione (chiaramente prevista da Saragat) del secondo, grande, tragico conflitto mondiale.
Alla fine della guerra e dopo la fine del nazifascismo, Saragat non volle mai tradurre “L'humanisme marxiste” in lingua italiana, ritenendo questo testo troppo legato al particolare momento storico in cui era stato scritto ed ampiamente superato dagli eventi. Tuttavia la sua riproposizione, oggi, aiuta a comprendere la concezione, che Saragat non abbandonò mai, del rapporto indissolubile tra la lotta proletaria e l'affermazione della democrazia come presupposto di ogni libertà e della giustizia sociale. E' già quella visione che fu chiamata della “rivoluzione democratica”. E serve anche a spiegare come il pensiero politico di Giuseppe Saragat, riproposto a Palazzo Barberini, sia da inquadrare totalmente all'interno della tradizione marxista.
E già c'è tutto il Saragat che conosciamo in passi come questo che, se ci presentano una lettura “umanista” quanto meno originale dell'opera del maestro di Treviri (da Saragat collegata agli scritti filosofici piuttosto che a quelli economici), ci rivelano come e quanto “umanista” vero sia stato il padre della socialdemocrazia italiana : “La condizione di emancipazione della classe lavoratrice è la riconquista totale dell'uomo; il proletariato si propone una meta di carattere universale in ragione delle sue sofferenze universali; non rivendica alcun diritto particolare, perché non gli è stato fatto un torto particolare, ma un torto assoluto; non mette avanti alcun titolo storico, ma semplicemente il titolo umano...”.
Né mancano, in queste riflessioni riferite ad un tempo ormai lontano, spunti validi anche per il giorno d'oggi. Quando finalmente la lotta del proletariato, dice Saragat, riuscirà non a rovesciare ma ad eliminare le distinzioni di classe, allora “tutte le fonti della ricchezza collettiva sgorgheranno per permettere alla società di infrangere le costrizioni dell'ordine borghese e prendere per norma reale questa: da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”.


Antonello Longo