domenica 28 dicembre 2014

UNA VITA SPESA PER LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA’ - La scomparsa di Giuseppe Saragat -



Voglio riproporre, proprio oggi che ricorre il cinquantesimo anniversario della elezione di Saragat  a Presidente della Repubblica, ai compagni e alle compagne di “Rassegna Saragattiana” un bell'articolo, del 1988, tratto da“qui parlamento psdi” – Agenzia mensile del Gruppo P.S.D.I. alla Camera,   del compagno FILIPPO CARIA, all’epoca Capoguruppo socialdemocratico,  sulla figura di Giuseppe Saragat.  

Buona Lettura!

Fabio Cannizzaro


Viva Saragat!


Viva il Socialismo!

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Pubblicato su “qui parlamento psdi” – Agenzia mensile del Gruppo P.S.D.I. alla Camera – Anno II – nn. 5- 6 - maggio – giugno 1988

È scomparso con Saragat un protagonista tra i più autorevoli del socialismo e dell’Italia repubblicana, uno statista moderno, uno di quelli che più coerentemente si sono battuti per una collocazione stabile del nostro paese nella realtà politica e socio-economica dell’Occidente democratico.
Dopo De Gasperi, Togliatti e Nenni, era l’ultimo dei grandi leaders politici italiani che, combattuto il fascismo, avevano guidato il paese nell’avvio della democrazia conquistata con la Resistenza, e poi avevano gestito la ricostruzione, la ripresa, la miracolosa nascita di una moderna e prospera società industriale.
Con Saragat, dunque, tutta un’epoca tra le più importanti di questo secolo diventa un capitolo di storia ed un’esperienza consegnata alla memoria, pur nell’immutabile chiarezza e forza dell’insegnamento che da essa anche le generazioni future dovranno continuare a trarre.
Il socialismo riformista e gradualista ha trovato in Lui uno degli interpreti più autentici e fecondi ed uno degli assertori più convinti ed preparati a livello europeo.
Bene ha sintetizzato la sua personalità politica lo scritto con cui Carlo Rosselli gli dedicò una delle prime copie del suo libro “Socialismo Liberale”,pubblicato in Francia nel 1930 dove erano entrambi esuli, che Saragat ha sempre gelosamente custodito: “ A Giuseppe Saragat il più liberale dei marxisti, l’unico marxista dei liberali”.
La vicenda politica del leader scomparso è fatta di molti importanti episodi. Ma due sono quelli su cui si sono soffermati storici e politologi. Il primo è la scissione di Palazzo Barberini; il secondo è l’esperienza di Saragat alla Presidenza della Repubblica.

Sulla scissione di Palazzo Barberini, la drammatica spaccatura del PSI, la nascita nel 1947, in piena guerra fredda, del Partito Socialdemocratico, che si richiamava, come quello di Matteotti, agli ideali del socialismo democratico, si discute da quarant’anni.
Sbaglia chi vede in quell’operazione un atto scissionistico. Fu un atto rigeneratore. Saragat apriva la prospettiva unitaria di una sinistra socialdemocratica, per quanto lungo potesse o possa ancora essere il processo che egli innescò. Gli sviluppi della sinistra italiana, il fallimento ormai indiscutibile del comunismo, dimostrano che si trattò di un’intuizione, come ha detto De Mita, a dir poco profetica.
Saragat previde con gran lucidità che la sicurezza democratica e la crescita del Paese imponevano una sclta di campo che ancorasse l’Italia all’Occidente democratico.
Scelta di civiltà, come egli la definì, scelta dei valori della libertà e della democrazia. Al resto della sinistra sono occorsi alcuni decenni per constatare che Saragat aveva ragione, che quella politica, come è stato detto, non significava alcuna rinuncia socialista e che “ non erano in gioco questo o quell’interesse particolare, ma l’avvenire stesso del Paese”.
Si trattò di un atto di coraggio e di coerenza da cui hanno tratto insegnamento in molti, compresi coloro che nel ’47 definirono con disprezzo “saragatti” o “piselli” gli uomini che affiancarono il fondatore del PSDI a Palazzo Barberini.
Con Saragat al Quirinale, per la prima volta nella storia un socialista fu capo dello Stato Italiano. Con Lui il Quirinale si avvicinò alla società, ai cittadini.
E questo nuovo rapporto fra il palazzo ed il popolo, fu gestito con misura e stile.
Come fatto di misura e stile, fu il rapporto di Saragat con governi e partiti. Egli volle essere il Presidente di tutti gli italiani, soprattutto per rispetto del valore in cui credeva di più ed al quale aveva dedicato tutta la sua vita, cioè la democrazia.




On. Filippo Caria
Capogruppo del PSDI
alla Camera dei Deputati