Domani ricorre il cinquantesimo
anniversario della scomparsa, a Yalta, di Palmiro Togliatti.
Togliatti fu leader anzi “capo”
indiscusso ( e indiscutibile…) del Partito Comunista Italiano dopo la “svolta
di Salerno”.
A mezzo secolo, da quel 21 agosto 1964 in cui
morì, la riflessione politologica, storiografica e le dure lezioni della storia
ammannite al movimento comunista hanno permesso a molti di comprendere e meglio
contestualizzare le azioni , le scelte e i tanti errori politici compiuti da
Palmiro Togliatti.
Oggi le sue” ceneri fredde” ci
permettono di decostruire l’immagine propagandistica che lo apostrofava come “il
Migliore”. Chi fu , in realtà, Palmiro Togliatti?
Diversamente da molti altri noi
socialisti autonomisti e democratici non abbiamo dovuto attendere la “fine” del
comunismo per comprendere la reale, intrinseca natura della costruzione
autocratica del comunismo sovietico e dei suoi “plenipotenziari” in Italia come
altrove.
Perché in effetti, per lungo
tempo,è bene ricordarlo, Togliatti fu il
plenipotenziario dell’URSS, a lungo di Stalin, in Italia.
Non saremo certo noi a negare a
Togliatti un riconoscimento di “intelligenza politica” che però Egli piegava ad
interessi di parte e di partito, sacrificando a questi tutto e se necessario
tutti: uomini, rapporti e cose.
Amato dalle folle, ancor più
temuto dall’ establishment
comunista, italiano ed internazionale, Palmiro Togliatti ha vissuto diverse “fasi”.
Non mentirò lodandolo, perché mai , neppure in gioventù, mi è stato
particolarmente simpatico.
Sarà anche per il suo modo sprezzante, costruito e supponente, con il quale trattava i compagni socialisti e
democratici che a lui si contrapponevano “a viso aperto”. Ricordiamo i suoi “atteggiamenti”
verso Saragat, o ancora i suoi ex compagni Silone, Cucchi e Magnani
per citarne solo alcuni.
Ricorderò qui l’incapacità togliattiana, ad esempio, pur nella fase de “la via italiana al
socialismo”, di comprendere il senso, il valore della Rivolta ungherese del
1956, guidata da Imre Nagy.
Vorrei chiudere questa breve, per nulla organica riflessione su Togliatti
che fu anche per un breve periodo Ministro
di Grazia e Giustizia, ricordando di riflesso, un compagno socialista,
anzi all’epoca socialdemocratico il siciliano Romolo Mangione, morto nel 1991, che nelle “tribune
politiche” degli anni sessanta del secolo scorso ebbe il coraggio ed il “fegato” di
incalzare, a muso duro, Togliatti su temi quali: l' invasione dell' Ungheria, e l’ alleanza con
Milazzo, in Sicilia, tra comunisti e missini.
Ricordare il giornalista socialista Mangione che fu uno dei pur tanti
oppositori di Togliatti è un modo per ricordare che anche quando questi era il
potente leader del PCI, partito che esercitava una ferrea e sciente “egemonia
culturale”, ci furono compagni capaci di schierarsi dalla parte della Verità in
nome di quegli ideali e principi che sono i capisaldi del socialismo.
Oggi a cinquanta anni dalla sua
morte, il nostro giudizio politico su Togliatti è e resta negativo.
Siamo felici che nel frattempo molti, a sinistra, si siano uniti a noi nel giudicare ed indicare gli errori di Palmiro
Michele Nicola Togliatti e con esso di tanta parte della nostra sinistra.
F. C.
