mercoledì 20 agosto 2014

TOGLIATTI A CINQUANTA ANNI DALLA MORTE: QUALE BILANCIO?


Domani ricorre il cinquantesimo anniversario della scomparsa, a Yalta, di Palmiro Togliatti.
Togliatti fu leader anzi “capo” indiscusso ( e indiscutibile…) del Partito Comunista Italiano dopo la “svolta di Salerno”.
A mezzo secolo, da quel 21 agosto 1964 in cui morì, la riflessione politologica, storiografica e le dure lezioni della storia ammannite al movimento comunista hanno permesso a molti di comprendere e meglio contestualizzare le azioni , le scelte e i tanti errori politici compiuti da Palmiro Togliatti.
Oggi le sue” ceneri fredde” ci permettono di decostruire l’immagine propagandistica che lo apostrofava come “il Migliore”. Chi fu , in realtà, Palmiro Togliatti?
Diversamente da molti altri noi socialisti autonomisti e democratici non abbiamo dovuto attendere la “fine” del comunismo per comprendere la reale, intrinseca natura della costruzione autocratica del comunismo sovietico e dei suoi “plenipotenziari” in Italia come altrove.
Perché in effetti, per lungo tempo,è bene ricordarlo,  Togliatti fu il plenipotenziario dell’URSS, a lungo di Stalin, in Italia.
Non saremo certo noi a negare a Togliatti un riconoscimento di “intelligenza politica” che però Egli piegava ad interessi di parte e di partito, sacrificando a questi tutto e se necessario tutti: uomini, rapporti e cose.
Amato dalle folle, ancor più temuto dall’ establishment comunista, italiano ed internazionale, Palmiro Togliatti ha vissuto diverse “fasi”.
Non mentirò lodandolo, perché mai , neppure in gioventù, mi è stato particolarmente simpatico.
Sarà anche per il suo modo sprezzante, costruito e supponente,  con il quale trattava i compagni socialisti e democratici che a lui si contrapponevano “a viso aperto”. Ricordiamo i suoi “atteggiamenti” verso Saragat,  o ancora i suoi ex compagni  Silone, Cucchi e  Magnani per citarne solo alcuni.
Ricorderò qui l’incapacità togliattiana, ad esempio,  pur nella fase de “la via italiana al socialismo”, di comprendere il senso, il valore della Rivolta ungherese del 1956, guidata da Imre Nagy.
Vorrei chiudere questa breve, per nulla organica riflessione su Togliatti che fu anche per un breve periodo Ministro  di Grazia e Giustizia, ricordando di riflesso, un compagno socialista, anzi all’epoca socialdemocratico il siciliano Romolo Mangione, morto nel 1991, che nelle “tribune politiche” degli anni sessanta del secolo scorso ebbe il coraggio ed il “fegato” di incalzare, a muso duro,  Togliatti su temi quali: l' invasione dell' Ungheria, e l’ alleanza con Milazzo, in Sicilia, tra comunisti e missini.
Ricordare il giornalista socialista Mangione che fu uno dei pur tanti oppositori di Togliatti è un modo per ricordare che anche quando questi era il potente leader del PCI, partito che esercitava una ferrea e sciente “egemonia culturale”, ci furono compagni capaci di schierarsi dalla parte della Verità in nome di quegli ideali e principi che sono i capisaldi del socialismo.
Oggi  a cinquanta anni dalla sua morte, il nostro giudizio politico su Togliatti è e resta negativo.
Siamo felici che nel frattempo molti, a sinistra,  si siano uniti a noi  nel giudicare ed indicare gli errori di Palmiro Michele Nicola Togliatti e con esso di tanta parte della nostra sinistra.


F. C.